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AGRIPUNICA
SANTADI – CAGLIARI
La Agricola Punica S.p.A. nasce nell’ Agosto 2002 da un’alleanza tra la Tenuta San Guido,
la Cantina Sociale di Santadi, Antonello Pilloni (Presidente della Cantina di Santadi),
Sebastiano Rosa e Giacomo Tachis che di tale alleanza ne è stato l’artefice e che
naturalmente ne seguirà le sorti da un punto di vista tecnico.
Tale società si prefigge l’obiettivo di lanciare una nuova sfida enologica a base di uve
Carignano. Un vitigno questo, autoctono della Sardegna ancora poco diffuso (salvo poche
eccezioni come Terre Brune e Rocca Rubia), che come da sempre sostiene il Dott.
Tachis, se piantato nelle terre giuste è in grado di dare prodotti strepitosi.
Per tale scopo sono state acquistate nei pressi di Santadi (Sulcis meridionale) due tenute
agricole di 30 e 110 ettari in parte già vitate denominate Barrua e Narcao.
Isola quasi “impermeabile” ai forestieri, la Sardegna si può definire un “osservatorio”
capace di raccontare la storia generale del Mare (Mediterraneo).
Terra straordinaria che racchiude le lotte secolari dei pastori, dei contadini, dei nomadi e
dei coltivatori sedentari.
Terra di mirto, di sentimenti forti, di generosità, di passione, di dignità e amore per la
natura, di indipendenza vera.
Terra di gente leale e valorosa, di gente riservata e dall’alto grado morale, che giunge fino
al massimo rispetto.
Terra di grande vino e olio “in mezzo al mare”.
Partire dalle sue isolette, dai suoi “nidi” di navigazione micenea e ben prima, sarebbe
come partire da troppo lontano…
Seppure abbandonati da tempo immemorabile, alcuni impianti per la pesca del tonno
ricordano un periodo lontanissimo che è sopravvissuto sempre che ha visto giungere i
Fenici a Portoscuso, proprio dove è situata la necropoli di S. Giorgio voluta da questi
“ebrei del mare”.
Si proprio sul litorale di queste coste del sud sono approdati i Fenici – Punici con le loro
anfore da trasporto, con il loro vasellame, con i loro unguentari.
D’altra parte andando più lontano nel tempo, a Micene, collegata alla Sardegna nuragica,
esistevano le case dei mercanti di vino e le case dei mercanti dell’olio, olio profumato per
unguenti base di massaggi a categorie di privilegiati economicamente e socialmente.
E poi il Carignano…
Non si è certi sulla sua introduzione in Sardegna Sulcitana, ma si ha ragione di pensare
proprio ai Fenici.
E’ stato poco seguito questo vitigno nel passato remoto. Poi, con l’avvento delle
Denominazioni di origine e con la regolamentazione dei “disciplinari di produzione DOC”, il
Carignano subì addirittura delle frustrazioni tanto da essere punito con una forma di
allevamento “a tendone” per ottenere quantità sproporzionate antitetiche alla risultanza
qualitativa…
La vita sofferta è quella che modella l’uomo. Così vorrebbe sul piano umano anche per la
vite e il vino da essa prodotto…
Ora il Carignano non soltanto ha trovato il suo habitat pedologico ideale, ma anche le
giuste mani, che sul piano qualitativo, modellano artisticamente, tecnicamente e
fisiologicamente questa pianta di Ampelo.
Non più vite a tendone, non più vite coltivata secondo il sistema Gallico, bensì alberello
della Magna Grecia, secondo il sistema Vinea, capace di produrre quel “liquore” sul quale
Distribuito da: MEREGALLI GIUSEPPE s.r.l.
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Galileo, studiando e sperimentando l’irradiazione solare, il caldo, la luce, aveva
scommesso. E vinse, certamente!
La qualità del Carignano nel Sulcis è eccellente non solo per colore, ma anche per la
struttura, e la ricchezza alcolica del vino ottenuto, ma soprattutto per la morbidezza dei
suoi componenti estrattivi: dai tannini al patrimonio acidometrico sempre contenuto ed
elegante, all’aromatico, allo speziato, al glicerinoso, a tutto il resto e per la souplesse dei
suoi componenti di rilievo.
Nasce così il vino a Barrua, deliziosa zona orientata ai mari di Teulada e di Sant’Antioco,
ma a dignitosa e rispettosa distanza da entrambi, tanto per non invadere e non essere
invasa.
Il suo corredo polifenolico è costituito da un tessuto tannico delicatissimo, rotondo,
aristocraticamente dolce e cromaticamente ricamato da raffinati antociani.
E’ il caso di dire che il sole di Galileo li ha perfettamente polimerizzati ancora in pianta a
frutto pendente e ben assolati.
Il suo fardello estrattivo è ricco e attesta la elegante generosità del sole a cui faceva
riferimento Galileo e i suoi Discepoli. Il suo colore è l’espressione del vino rosso di
purissima arte cromatica, intensamente e artisticamente rappresentata.
Questo è il quadro del Barrua, che nel bicchiere di cristallo splende di luce, di aroma, di
sapore, ma anche di signorile discrezione.
Barrua non ha avuto bisogno di legno oltre le sue indispensabili necessità fisiologiche e
biochimiche per il breve, quasi brevissimo processo evolutivo. E’ il caso di dire
apertamente che “non è la barrique che illustra il vino, ma il vino che illustra la barrique”,
così come Macchiavelli diceva a proposito dei titoli che si potevano attribuire agli uomini.
Vive a lungo il Barrua, se si rispettano le sue esigenze fisiologiche, specialmente nei
riguardi della luce e della temperatura: buio e fresco. Temperatura cioè, di una buona e
seria cantina.

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